Il temporale rovina la festa nel Monastero degli Olivetani: La traviata viene sospesa. Scrosci di applausi nei primi due atti, poi a scrosciare è la pioggia e finisce l’incanto

Rovigo, 12 luglio 2013

Fugge precipitoso” si legge nel libretto a conclusione della VIII scena del secondo atto de La Traviata. Un segno del destino, perché proprio mentre scrosciavano gli applausi ad un mirabile Maurizio Leoni nei panni di Giorgio Germont, un lampo, suggestivo ma inquietante, ha illuminato a giorno il chiostro del Monastero degli Olivetani, seguito da uno scroscio di pioggia che ha costretto anche il numerosissimo pubblico presente a fuggire precipitoso.

Stoicamente e pazientemente orchestrali ed artisti sono rimasti ad aspettare, stipati insieme agli spettatori nel porticato del chiostro, fra tuoni e fulmini, che la furia del nubifragio si placasse, mentre i tecnici correvano sotto la pioggia per salvare il salvabile, sperando che la sospensione per il temporale potesse essere solo temporanea. Ma così non è stato e, dopo quasi un’ora di vana attesa, è arrivato il triste ma inevitabile annuncio, risuonato più di una volta anche all’Arena di Verona, come purtroppo può accadere quando si è in balia dei capricci di Giove pluvio: il temporale ha avuto la meglio sul comune desiderio di proseguire e, quindi, anche per motivi di sicurezza, la rappresentazione è stata sospesa definitivamente.

Ed è stato un vero peccato, non solo perché lo spettacolo non si è concluso, ma soprattutto perché fino a quel momento era stato davvero superlativo. Di grande impatto le scelte registiche di Federico Bertolani, così come la scenografia disegnata con pochi elementi simbolici da Giulio Magnetto ed arricchita da un uso sapiente delle luci, fondamentali in una rappresentazione all’aperto. Impeccabile la direzione del maestro Stefano Romani, che è riuscito a tenere compatto e nitido il suono dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta ed ha diretto magistralmente il Coro Lirico Veneto ed i cantanti, in un ambiente tanto scenograficamente suggestivo quanto musicalmente insidioso, seppure dall’ottima acustica. Proprio per questo, lunghi e convinti sono stati a più riprese gli applausi a tutti gli interpreti, dal giovane Giacomo Patti, un Alfredo preciso e pulito, al baritono Maurizio Leoni, ma, soprattutto, al soprano Silvia Dalla Benetta, che ha confermato una volta di più, pur senza aver avuto la possibilità di completare l’opera, di essere nel panorama lirico odierno una delle migliori interpreti in assoluto del ruolo di Violetta.

Necessario anche il plauso a tutti quanti hanno lavorato ad un allestimento così complesso, molti dei quali avevano quasi gli occhi lustri per non aver potuto festeggiare nel migliore dei modi il risultato, già evidente per quanto si è potuto vedere, dell’enorme impegno delle tante ore di lavoro spese, un numero incredibile di professionalità che, come ha sottolineato il sindaco Bruno Piva nel suo saluto iniziale, insieme all’assessore provinciale Laura Negri ed al direttore artistico di Tra Ville e GiardiniClaudio Ronda, fanno del Teatro Sociale un patrimonio di inestimabile valore della città di Rovigo. Che ne è consapevole, a giudicare dall’afflusso di pubblico, con il tutto esaurito già a mezz’ora dall’apertura del botteghino.