A Scanno Cavallari Deltablues incontra Tra Ville e Giardini in una serata da sogno: incantano le note di Tchakounte ed il reading musicale di Citran con il Suaedo Quintet

Scanno Cavallari 7 luglio 2013

È pazzesco, sono nato sul mare ma oggi mi pare di vederlo per la prima volta. Arrivarci così, dopo tanta strada fra gli argini, è un’altra cosa. Lo leggi come emulsione, metamorfosi, nuovo inizio. In un posto simile, col tuono ininterrotto dei frangenti, il sole che cala e le rondini di mare che volteggiano attorno al faro, hai la sensazione che a essere andato non sia il fiume, ma la tua stessa vita. Mario Rigoni Stern, negli ultimi giorni di vita, diventò bosco. A me par di diventare mare, e che la morte sia cosa dolce”.

E’ così che Paolo Rumiz descrive il suo arrivo nel Delta, dopo il suo lungo viaggio lungo il Po, da Torino all’Adriatico. Ed è con lo stesso rapimento che ieri sera in tanti sono approdati in battello sull’isola di Scanno Cavallari, quasi tutti per la prima volta, sorpresi nello scoprire che proprio lì c’è l’isola che non c’è, un lungo serpente di sabbia che fa da confine fra il Grande Fiume ed il mare aperto, incantanti nel poter assistere ad uno spettacolo unico, Effetto Acquae, che richiamando l’incontro fra fiume e mare, fra terra e acqua, fra tradizioni e culture, fra suoni e immagini, fra pensieri e suggestioni, ha visto il confluire delle due grandi rassegne Tra Ville e Giardini e Deltablues, per un evento a base di musica e parole, immersa nel cuore del Delta.

Calati in questa dimensione onirica, è stato facile per gli artisti che si sono esibiti sulla spiaggia, con il sospiro del vento ed il rompersi delle onde a fare da sottofondo, incantare il pubblico sparpagliato sulla sabbia fine e chiara, pienamente consapevole di essere al centro di una serata magica. Alla suggestione ed all’incanto hanno contribuito le note blues di Roland Tchakounte, che ha lavato i suoi panni africani nel Mississippi, offrendo una melodia in levare, selvaggia e dolce, con testi in bamilekè, dialetto del Camerun, suo paese d’origine. Chitarra e voce calda e profonda, accompagnata dal basso di Michael Ravassat, per un viaggio nel viaggio, dal cuore dell’Africa al Delta del Po, navigando attraverso il Meschacebé, il “padre delle acque” secondo i nativi americani, il grande fiume sulle cui rive i canti degli schiavi che lavoravano nelle piantagioni di cotone statunitensi hanno fatto germogliare le blue notes.

 

Il racconto musicale di Tchakounte è stato seguito, mentre il vento si è alzato, spazzando via anche l’incubo delle zanzare, dal reading musicale dell’attore Roberto Citran, volto noto di grande e piccolo schermo, che ha dato vita proprio alle parole di Paolo Rumiz, leggendo alcuni brani tratti dal suo libro Morimondo. Mentre Citran ha accompagnato con simpatia e maestria i presenti in un rilassante ed emozionante viaggio fra i segreti, i personaggi, le leggende e le perle del Po, scovati e descritti da Rumiz, il Suaedo Quintet, ovvero Camilla Ferrari alla voce, Marco Putinato al sax tenore, Nicola Zambello alla chitarra, Luca Grani al basso ed Alessandro Alfonsi alle percussioni, hanno fatto da colonna sonora al racconto con le loro musiche originali, suadenti, liquide e dolci, create appositamente per la serata. Alle loro spalle, intanto, scorrevano le immagini del documentario Il risveglio del fiume segreto, realizzato da Alessandro Scillitani con le immagini del viaggio di Rumiz alla scoperta del Po.

Immancabile il ringraziamento al Rifugio Il Ghebo, la cui ospitalità non è stata da meno dell’incanto del luogo in cui è immerso, riuscendo a sfamare gli appetiti più prosaici di tutti i presenti, con piatti, ovviamente, a base di pesce. Al proprietario Virginio Mantovan, coadiuvato dal fido Christian, è andato il plauso dell’assessore alla Cultura della Provincia Laura Negri, che ha porto il proprio saluto ai presenti, insieme allo stesso Mantovan, vicesindaco di Porto Viro, agli assessori comunali Maura Veronese e Nicola Marinelli, ed al direttore artistico del Deltablues Claudio Curina. Doveroso anche il plauso alla Fondazione Cariparo, il motore immobile che ha reso possibile vivere questa serata d’incanto, racchiusa come in uno scrigno, fra fiume, mare, sabbia e un non comune cielo stellato.