Effetto Acquae, sull’isola di Scanno Cavallari uno spettacolo irripetibile, bagnato dal successo. Le esibizioni di Giorgio Barbarotta, Marco Messeri e Frankie Chavez hanno incendiato il clima

Una serata difficile da raccontare a chi non l’ha vissuta: Effetto Acque ha tenuto fede al proprio nome e sulla spettacolare lingua di sabbia di Scanno Cavallari, fra l’acqua salmastra del mare e quella dolce del Po, ha visto scendere anche l’acqua amara della pioggia. Ma lo spettacolo non si è fermato e, anzi, ne è venuta fuori un’esperienza assolutamente irripetibile, degna dei tre festival made in Polesine – Voci per la libertà, Deltablues e Tra Ville e Giardini – confluiti in questo evento unico e bagnato dal successo.

Il cielo sopra Scanno Cavallari

Il talentuoso cantautore trevigiano Giorgio Barbarotta, dopo aver allietato gli spettatori che hanno potuto godersi la superlativa crociera musicale lungo il Po, organizzata in collaborazione con la rivista Rem, con tanto di aperitivo, ha sfidato le intemperie con l’ultima parte della sua esibizione di fronte al mare, sulla selvaggia spiaggia battuta dal vento di Scanno Cavallari, in un’atmosfera sospesa e quasi irreale, con i lampi tutt’intorno che si facevano sempre più frequenti e minacciosi e le nuvole sempre più dense e gravide. La sua musica calda, la sua voce robusta ed i suoi testi corposi si sono arresi solo ad uno scroscio più forte degli altri, che ha costretto tutti a rifugiarsi sotto la tettoia del, nomen omen, Rifugio Il Ghebo, dove tutti sono riusciti a trovare riparo.  E ristoro.

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Mentre la pioggia ticchettava e qualcuno ancora addentava un calamaro fritto più che consolatorio, è stato allestito un nuovo palco di fortuna al coperto dove si è esibito l’attore Marco Messeri, con un omaggio alla memoria di Carlo Mazzacurati, grande cantore della venetitudine, prematuramente scomparso. Fra il racconto di aneddoti sul regista ed amico, insieme al quale ha lavorato in ben cinque pellicole, e quelli relativi al set di Notte Italiana, girato proprio nel Delta, non è mancata una parte più scanzonata, con gli stornelli satirici, boccacceschi e un po’ sboccati, dell’attore toscano, che hanno contribuito a creare un clima cameratesco fra i tanti spettatori divertiti e incuranti del maltempo. 

Marco Messeri

E’ in questa atmosfera informale che è arrivato, a conclusione della serata e della XVII edizione di Deltablues, vera e propria ciliegina sulla torta, il concerto di Frankie Chavez, in un’inedita versione semi-acustica. Fra blues e rock, il cantatore portoghese con le sue note energiche e suggestive, in un viaggio che ha portato il pubblico, come su un’onda, dall’oceano del Portogallo alla laguna dell’isola di Scanno Cavallari. Accompagnato da un frizzante Joao Correia alla batteria, alternando la chitarra al weissenborn ed alla chitarra portoghese, Chavez si è perfino confermato superiore alle recensioni che lo accompagnavano e che lo dipingono come uno dei più promettenti artisti sulla scena musicale rock-blues internazionale. Perché Chavez non è più una promessa, ma una solida realtà.

Frankie Chavez

Il triplo evento aveva poi un ulteriore motivo di interesse, visto che, se sul Deltablues è calato il sipario, contemporaneamente si è aperto quello del progetto, ospitato nel cartellone di Tra Ville e Giardini, di Open Museums, “Musei sloveni e italiani in rete: valorizzazione ed innovazione tecnologica nei musei delle città d’arte dell’Alto Adriatico”, al quale la Provincia di Rovigo partecipa in qualità di partner con diverse azioni, tra le quali la realizzazione di una serie di eventi con visite alternative ed interattive, percorsi animati e spettacoli fra le realtà museali, con lo scopo di fornire motivazioni alternative di visita per attrarre diversi target di visitatori ed incrementarne il flusso.

Oltre agli spettacoli sull’isola di Scanno Cavallari, che hanno dato lustro al Delta del Po, vero e proprio museo a cielo aperto, dunque, anche un effetto traino che ha permesso alla realtà di Porto Viro di mettersi ulteriormente in mostra con le visite guidate al Museo della Corte di Ca’ Cappello e alle Dune Fossili della Pineta di Fornaci.